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2 luglio 2010


Starstruck

Ho abitato per qualche mese nel bel mezzo della savana, nel pittoresco nord-est sudafricano. Mentre in Europa era inverno, io mi svegliavo ogni giorno in un paradiso naturale con spazi selvaggi e aperti, con l'dore fresco delle piante esotiche nel pieno dell'estate subtropicale. I miei occhi si sono abituati ad avere attorno leoni, leopardi, bufali, marabù, elefanti, facoceri, antilopi, giraffe, gnu, zebre, ippopotami e quegli stronzi di babbuini che a volte mi svegliavano la notte saltando sul tetto. Per molte notti non riuscivo ad addormentarmi senza controllare che non ci fossero vipere, serpenti a sonagli, tarantole, pitoni, cobra, camel-spider, black mamba, boa o altri mostri nel mio letto. Ho fatto amicizia con qualche cercopiteco, gettandogli dei pezzettini di banana. Ho imparato a fare i safari, guidato per la prima volta un quad, sentito il ruggito del re della jungla, mangiato carne di coccodrillo. Ho visto la povertà che sa sorridere a testa alta. Ho visto la miseria che ha perso la speranza, che può uccidere per un paio di occhiali. Ho conosciuto persone vere e le loro storie impossibili. Sono stato più volte l'unico bianco in città di neri, e mi rispecchiavo in occhi a volte curiosi, a volte ostili. Sono stato più volte l'unico europeo in feste di bianchi razzisti e ubriaconi dal tono neoneocolonialista. Ho visto cascate e paesaggi incredibili, i canyon più grandi del mondo. Prima di partire ho regalato una collana a Mama Jane, che per me ha cucinato, rassettato e fatto la la lavanderia nella villa: è stato un grande esempio per me, perchè qualsiasi cosa terribile succedesse, Mama sorrideva. Forse perchè quando suo marito la lasciò, lei prese i suoi tre figli maschi ed costruì per loro una casa, mattone su mattone. Mi manca il suo sorriso grande come tutta l'Africa. Mi sono anche arrampicato su un baobab di duemila anni, ho fatto una crociera sul fiume Olifant, mi sono seduto sul tropico del capricorno, ho guidato 5000km lungo la costa e ho visto i pinguini e le balene a Capetown. Ho pregato in un tempio indù a Durban e passeggiato nella pericolosa South Bach, visto i luoghi degli scontri razziali a Johannesburg, scalato il Dente di Leone, visitato i famosi vigneti di Stellenbosch, visto dove attraccò Vasco de Gama e mi sono seduto sulla punta di Capo di Buona Speranza, dove si l'Indiano si abbraccia all'Atlantico. Ho dormito in baracche e in ville di lusso, fotografato colori e spazi incredibili, comprato cose strane nei mercatini. Ho fatto amicizia con persone impossibili. Mi sono persino innamorato; e ora siamo tutti e due a Milano, a leccare le ferite di un amaro mal d'Africa.

Io conosco il canto dell'Africa, della giraffa e della luna nuova africana distesa sul suo dorso. Degli aratori nei campi, e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. Ma l'Africa conosce il mio canto? L'aria sulla pianura fremerà a un colore che io ho avuto su di me? E i bambini inventeranno un gioco nel quale ci sia il mio nome? E la luna piena farà un'ombra sulla ghiaia del viale che mi assomigli? E le aquile, sulle colline Ngong, guarderanno se ci sono? (Karen Blixen)




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23 marzo 2010


Out of Africa

All'improvviso è andata via la luce e tutta la città è rimasta nel buio. Noi, che stiamo correndo con le forbici, usciamo a goderci il firmamento, l'oscurità ed il grande silenzio africano. Entriamo nell'acqua della piscina e restiamo zitti zitti con il fiato sospeso per la felicità e la meraviglia. L'universo si ferma un momento, e ci stendiamo tanto vicini che potremmo baciarci. Con lo sguardo verso il cielo cerchiamo le stelle, così diverse in questo emisfero, finche nè vediamo cadere alcune in un silenzio dolce come una festa del cuore. Il vento ci scompiglia i capelli mentre fingiamo di spingerci nell'acqua e nel gioco mi morde il braccio. Dentro casa, Marta accende candele e lampade ad olio. Sono felice.




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1 gennaio 2010


No more droopy poinsettias

Pagherà la vittima oppure il carnefice? So quello che sta succedendo e non posso dire che con il tempo passa perchè non è vero, non passa, rimane quì. E' solo che mi abituo a convivere con il dolore, con l'idea dell'assenza e con l'idea storta che tutto dipendesse dal mio amore. E' così che finiscono le cose? Così, senza nessuno che ti avvisa, nessun segnale, mentre chi ami si allotana fregandosene del dolore che procura. Qualcuno dice che è come la morte, però non è vero, è peggio. Se avesse tirato le cuoia non penserei che è colpa mia, non penserei di stare invecchiando, o di non essere abbastanza bello. Però non è andata così, è stata una sua scelta non stare più con me. Non passa, non si dimentica, però diventa sopportabile. E' arrivato un momento, una mattina, che mi sono svegliato, mi sono vestito meccanicamente e lasciando casa per andare  al lavoro sentivo che la vita continua, che è più forte e che bene o male ci sono dentro. Allora ho preso un respiro e ho ricominciato a camminare con la mia ferita. Tutto qui. Solo che noi uomini appena usciti da una storia siamo pericolosi, abbiamo capito che le cose possono finire e si sopravvive. Teniamo la barba un po' più lunga, ci piace così.
Ed è continuata così finchè non ho sentito  che stava arrivando l'alba del nuovo anno.  Quel giorno mi sono alzato che era ancora buio, quel fottuto buio pesto dicembrino, e sono tornato in quel paese dove era nato tutto. Quando sono arrivato al molo del porto cadeva a dirotto una pioggia ghiacciata, e il vento mi fendeva tanto da tenere a fatica gli occhi aperti. Ho scavalcato le transenne di sicurezza, perchè il posto era veramente pericoloso, e le barche cantavano e sbattevano contro i flutti, in un baccano infernale che si perdeva nel buio gelido. Ho camminato piano ed a fatica, avevo davvero paura. Ho superato il punto in cui un'estate ci eravamo baciati, ho continuato ad avanzare alla cieca, col gelo nelle ossa finchè sotto quel cielo d'inverno ho preso il nostro anello e l'ho gettato più lontano che ho potuto. E' stato dolce e bello come una festa, e allora sì, invece, che si può curare l'anima.




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15 novembre 2009


Bad romance

Ok è finita. Mi hai fatto le corna, ho perdonato, mi hai lasciato per telefono e quando sono corso da te con dodici ore di bus mi hai trattato con freddezza, mi hai mandato a dormire in albergo. Ti ho detto che non volevo sentirti mai più, poi mi hai telefonato di notte piangendo, dicendo che ti imbottivi di sonniferi e di spritz. I mesi dell'estate passavano lenti e il ricordo più brutto è quello dei pomeriggi di sigarette e tivù. Sono andato a lavorare a Dublino e sono tornato, hai dato un pugno contro il muro quando hai visto le miei foto su facebook e mi hai chiamato per dirmi che hai un nuovo ragazzo ma solo tanto per.Ti ho detto fanculo, mi hai richiamato per dirmi che mi amavi ancora. Ci siamo visti più volte, ci siamo baciati. Hai detto che volevi tornare con me e alla fine abbiamo fatto l'amore, la mattina dopo mi sono risvegliato sentendomi una merda. Poi non ho più avuto tue notizie per due settimane, io mi sentivo very miserable ma tu mi chiami svegliandomi per dirmi che dopo tutto una chance al tuo ragazzetto la devi pur dare, e partite per le vacanze in Toscana. Fanculo i tuoi messaggi d'amore. It's so over baby.




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9 luglio 2009


I wanna be loved

60 milioni di persone hanno visto su youtube Lo que quieras oir (Quello che vuoi sentire), diventato il terzo corto più visto della Rete. Diretto da Guillermo Zapata, si e ci chiede come affrontiamo le rotture d'amore. Ci basta la realtà o abbiamo bisogno di inventarla per superare il trauma del dolore e dell'assenza? Sofia torna a casa dopo una giornata di lavoro, sta parlando al telefono con un'amica ed è pronta a preparare la cena e a dedicarsi alle faccende domestiche, quando la segreteria telefonica le cambia la vita. Il fidanzato Miguel le ha lasciato un messaggio in cui le chiede scusa per non avere il coraggio di guardarla negli occhi mentre le dice che la loro storia è finita e che non tornerà a casa; ovviamente Sofia rimane in stato di choc e trascura tutto il resto per immergersi nel proprio dolore. Fino a quando trova la sua soluzione personale: rimonta il messaggio di Miguel in maniera tale da farlo risultare una specie di supplica d'amore a cui lei risponde di no. Un modo come un altro per voltare pagina e andare avanti.

Io ci credo ancora, e metto il mio cuore nelle tue mani.
Forza che ce la facciamo amore.




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12 aprile 2009


Captain Fantastic faster than Superman Spiderman Batman Wolverine Hulk and the Flash combined

George Garratt è un ragazzo inglese che ha cambiato ufficialmente il suo nome in "Capitan Fantastico Più Veloce di Superman Spiderman Batman Wolverine Hulk e Flash Messi Insieme". E anch'io, guardandomi allo specchio, ritrovo la mia immagine cambiata in modo altrettanto stravagante, o "stravaganta" direbbe il mio amico Tinto. Torno nella mia Romagna, più potente, innamorato e vivo che mai. Certo non è un ritorno definitivo, solo una settimana di ferie, amici e panorami teneramente familiari.

Tengo miedo del encuentro / con el pasado que vuelve / a enfrentarse con mi vida. / Tengo miedo de la noche / que poblada de recuerdo / encadenan mi soñar / pero el viajero que huye / tarde o temprano / detiene su azar / y aunque el olvido / que todo lo destruye / aya matado a mi vieja ilusión / cuarto escondida / y una esperanza humilde / que es toda la fortuna de mi corazón. / Volver con la frente marchita / la nieve del tiempo / la aclaro en mi cien. / Sentir que es un soplo la vida / que veinte años no es nada / que febril la mirada / herrante entre la sombra / te busca y te nombra. / Vivir con el alma ferrada / a un dulce recuerdo / que lloro otra vez.
(Estrella Morente - Volvér)




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3 gennaio 2009


Your girl is lovely, Hubble

Può succedere a tutti di cadere. La prima possibilità è di strisciare, lontano da tutto e da tutti. Oppure ci si rimette in piedi, con tutto il male che può fare, e si cerca di andare avanti. Ed è stato proprio quello che ho fatto. Qualcuno può provare a chiederci "come stai", "come vuoi che stia" rispondo io. Dico sul serio, la vita è così corta da doversi chiedere "che cavolo sto facendo" di tanto in tanto. Invece di scappare, bisogna porsi quelle domande che altrimenti ci tormenterebbero per il resto dei nostri giorni. Perchè quando le persone cadono, nella vita reale come nelle sfilate, si rimettono in piedi e continuano a camminare. Così ho deciso di non mollare mai, se non sono obbligato, e di imparare a perdere proprio bene (beh, ho fatto tanta pratica ormai). Sì sono fiero di me. Alla fine della fiera, l'importante è saperzi rialzare. Con stile.

Non! Rien de rien. / Non! Je ne regrette rien. / Ni le bien qu’on m’a fait / ni le mal tout ça m’est bien égal! / Non! Rien de rien. / Non ! Je ne regrette rien. / C’est payé, balayé, oublié / je me fous du passé! / Avec mes souvenirs / j’ai allumé le feu, / mes chagrins, mes plaisirs / je n’ai plus besoin d’eux! / Balayés les amours / et tous leurs trémolos / balayés pour toujours / je repars à zéro! / Non! Rien de rien / Non! Je ne regrette rien. / Ni le bien, qu’on m’a fait / ni le mal, tout ça m’est bien égal !Non! Rien de rien / Non! Je ne regrette rien / car ma vie, car mes joies / aujourd’hui, ça commence avec toi! (Edith Piaf - Non, je ne regrette rien!)




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19 dicembre 2008


Navigator

Se fossi veramente Carrie Bradshaw scriverei un pezzo in cui parlo del fatto che adesso che mi hanno regalato il navigatore satellitare non perderò più la strada, che troverò sempre "i suoi occhi che diventano mani" e l'amore e la direzione giusta. Accennerei al fatto che sono a metà strada per prendere il diploma come Pratictioner di PNL e mi hanno chiesto di scrivere degli e-book da commercializzare, che mi hanno proposto di lavorare l'anno prossimo in un'agenzia di PR newyorkese, che ho salutato la mia famiglia di Milano e li ritroverò a gennaio, che sono tornato sulla via di casa e ho ritrovato tutti gli abbracci più caldi ad aspettarmi. Sì, questo fottuto periodo dell'anno ci chiede di fare i conti, di riguardare il calendario e l'agenda che stiamo per gettare e farci qualche domanda. Di scorrere indietro tutto il passato, di immaginare un futuro. E io lo faccio mentre scrivo il fotoromanzo da consegnare entro fine anno, mentre ascolto Jovanotti che canta "sono un ragazzo fortunato" e si vedono le immagini dei bolognesi e dei riccionesi che cantano sorridendo in anni in cui non si parlava di crisi, presidenti afroamericani e terabyte. Sì mi sento un ragazzo fortunato, perchè sono pieno dell'amore che oggi ho fatto. In questi anni stronzi trovo ancora in giro tante persone incredibili e molta meno speranza. Come faremo a ritrovarla?

I tuoi grandissimi sogni / i miei risvegli lontani / I nostri occhi che diventano mani / La tua pazienza di perla / le mie teorie sull'amore / Fatte a pezzi dal tuo profumo buono / Il tuo specchio appannato / la mia brutta giornata / La mia parte di letto in questa parte di vita / Il tuo respiro che mi calma se ci appoggio il cuore / La nostra storia che non sa finire / So che è successo già / Che altri già si amarono non è una novità / Ma questo nostro amore è come musica / Che non potrà finire mai / Che non potrà finire mai / Mai mai. / Le nostre false partenze / i miei improvvisi stupori / Il tuo "sex & the city" / i miei film con gli spari / I nostri segni di aria in questi anni di fuoco / Solo l'amore rimane e tutto il resto è un gioco / I tuoi silenzi che accarezzano le mie distrazioni / Ritrovarti quando ti abbandoni / Il nostro amore immenso che non puoi raccontare / E che da fuori sembrerà normale / So che è successo già / Che altri già si amarono non è una novità / Ma questo nostro amore è come musica / Che non potrà finire mai / Che non potrà finire mai / Mai mai. / Siamo stati sulla luna a mezzogiorno / Andata solo andata senza mai un ritorno / E abbiamo fatto piani per un nuovo mondo / Ci siamo attraversati fino nel profondo / Ma c'è ancora qualcosa che non so di te / Al centro del tuo cuore che c'è? / So che è successo già / Che altri già si amarono non è una novità / Ma questo nostro amore è come musica / Che non potrà finire mai / Che non potrà finire mai / Mai mai..
(Lorenzo Cherubini – Come musica)




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8 dicembre 2008


Are we human or are we dancer?

Love means never having to say you’re sorry – ci insegnava Love Story, e io mi ritrovo innamorato e confuso. Travolto da sentimenti totalizzanti come mai prima. Così devo fare i conti con questa cosa difficile difficile: fidarsi di un’altra persona, metterle il cuore in mano e dire tieni, cerca di fare attenzione, ma è tuo. Io ho sempre fatto tanta fatica a tentare questo salto nel buio, come quando a scuola si facevano gli esercizi sulla fiducia lasciandosi cadere all’indietro per farsi prendere dal compagno. Sarà che i lividi del passato ogni tanto è come se fosserò ancora qui. E succede che a volte mi mangio lo stomaco dalla gelosia, chiedendomi dove e con che compagnia sarà, cosa sta facendo, chi chiama adesso. Io divento peggio della Carrie freak quando comincia a frugare i cassetti del ragazzo che frequenta, a volte vorrei quasi aprire la sua email, il cellulare e tutti i suoi segreti per vedere cosa c’è davvero in fondo. Un pensiero velenoso anche per me stesso, lo so. Quando i suoi occhi incontrano i miei li accusano di non avere fiducia, mi chiedono se non basta il calore di baci ed abbracci a far capire quanto mi ama. E io prego davvero che la mia fiducia diventi sempre più forte, mentre i sentimenti sono un nuovo strano luna park e noi siamo due amanti che ciondolano di notte a chiedersi se siamo umani o danzatori.


I did my best to notice / When the call came down the line / Up to the platform of surrender / I was brought but I was kind / And sometimes I get nervous / When I see an open door / Close your eyes / Clear your heart / Cut the cord / Are we human? / Or are we dancer? / My sign is vital / My hands are cold / And I'm on my knees / Looking for the answer / Are we human? / Or are we dancer? (Killers)




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11 novembre 2008


Puzzled

La stazione di Milano mi accoglie nel suo sacro spazio bianco, è un benvenuto strano e so che l’orizzonte sarà ancora una volta cambiato. Nuova città, nuova casa, nuovo lavoro. Il fondatore dell'Accademia mi indica in mezzo alla folla e dice "attenti a questa faccia da birichino" e tutti ridono. Alessia, Alessio, Beppe, Carla, Clarissa, Dario,  Eleonora, Enrico/Tinto, Laura, Luca, Lucia, Manu, Marianna, Martina,  Nicola, Sado-manu, Simone, Valentina: sono i compagni del mio nuovo percorso, una rotta che ho voluto e scelto con mille fatiche e ora mi trascina verso il futuro. Un Master, chi l'avrebbe mai detto che l'avrei fatto. E adesso è tutto da vedere.




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1 novembre 2008


November rain

Buonanotte a tutti i nottambuli che sono ancora svegli ad ascoltare la mia voce in questa radio da nulla, in questa notte fredda e buio. Vorrei dedicare una canzone ad alcuni persone che da anni sono nel mio cuore ma, per motivi diversi, stanno vivendo un periodo infelice. Ecco cosa vedo nella mia sfera di cristallo: Alan che vince tutte le difficoltà economiche, sono sicuro, una per volta, e farà pace con tutti i ragazzi, prima di partire per la Spagna. Carla trova lentamente il perdono di chi le ha fatto male al corpo ed al cuore. Davide ritrova la strada del solo uomo che ama. Lidia affronta l’operazione con la grinta della cowboy che in fondo è sempre stata, dritta verso la pace e la salute. Luca tornando dagli States ritrova il sorriso di suo padre. Mattia non si arrende ancora, sa che il suo amore si trova in Perù o in Romagna, o che forse deve ancora incontrare la ragazza giusta. Pasquale riesce a ritrovare il tempo per se stesso e per gli amici, per le nostre notti brave e le cene popolari. Silvia esaudisce il suo amore come ha chiesto alla stella cadente. A chi non sceglie di odiare il buio, quanto di accendere una candela. Amici, questa canzone è per voi.


It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation: Yes we can. It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom: Yes we can. It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness: Yes we can. It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land. Yes we can to justice and equality. Yes we can to opportunity and prosperity. Yes we can heal this nation. Yes we can repair this world. Yes we can. We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change. We want change. We have been told we cannot do this by a chorus of cynics, they will only grow louder and more dissonant. We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope. But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope. Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea: Yes We Can. (Will I Am)





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25 ottobre 2008


Cause love is noise and love is pain, love is these blues that I'm singing again again

Trovo la tua mano nella mia mano camminando tra le gioiellerie ed i turisti cinesi, i piccioni s'alzano in volo sulle note dell'orchestra del Caffé Florian e penso che anche se neri sono i tuoi occhi i diamanti più preziosi di piazza San Marco. Giochiamo a indossare le maschere del carnevale, poi mille timidi baci che sanno di te, mentre ti perdo nei vicoli e ti ritrovo, mentre facciamo l'amore sopra la laguna. Lo penso davvero, e anche ora che riesco a dirlo non viene meno la mia paura di amarti. Quando mi tratti come fossi la persona più importante del mondo, quando ti arrabbi per delle cavolate, quando ti ingelosisci e mi fai ingelosire, quando mi tieni stretto e vedo mille interrogativi nei tuoi occhi come dire ma sarà tutto vero. Certo che vengo a fare all'amore con te, non può fermarmi nessuno: ho le chiavi.

Le sei e ventisei ci sono notti in cui non sai dormire / E più lo chiami e più Morfeo ti dice: "Non ce n'è!" / Scendere per strada in cerca di una birra e poi trovarsi / a raccontare a una puttana tutti i tuoi perché / Non pensavo di esser stato divertente invece guarda / come ride, sembra anche felice, molto più di me / Ma se ti piace nascere al tramonto puoi dormire insieme a me / Guarda un po' dove ti porta la vita! / In questa notte sbagliata la birra è finita si / Ma tu puoi essere mia amica / Ci penserò magari tutta la vita / Se Dio sapesse di te sarebbe al tuo fianco / Direbbe: "Son io! Quel pittore son io!" / Facendosi bello per te / Ma è troppo occupato a dipingere nuvole in cielo / per badare anche me.

L'asfalto mentre corri sembra un fiume verso il mare / Il panorama se ti volti è spazio e tu sei l'astronave / Perderti nei vicoli, domani non svegliateci / c'è la luna da esplorare, la stella polare dov'è? / Poi sentirsi liberi, prigionieri e simili /Torneremo liberi ma liberi da che? / Se ti piace nascere al tramonto puoi dormire /Se ti piace nascere al tramonto puoi dormire /Se ti piace nascere al tramonto puoi dormire insieme a me / Se Dio sapesse di te sarebbe al tuo fianco / Direbbe: "Son io! Quel pittore son io!" / Facendosi bello per te / Ma è troppo occupato a far piovere il cielo / dare vita a uno stagno e forza all'oceano / ed io come un vecchio scienziato l'ho scoperto / L'ho scoperto. (Cesare Cremonini - Le sei e ventisei)




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12 ottobre 2008


Seas would rise when i gave the word

Un sole spagnolo scende sulle strade nell'ultima sera che stiamo a Palma di Mallorca. Fumiamo sul balcone dell'appartamento di Imma in Plaça Major, mentre Andrea tira con forza il calzino tra le fauci di Joghi scondinzolante, come a dire non partite domani. Per terra le valigie ed i vestiti ancora da mettere in ordine, il souvenir design a forma di toro, un pacchetto con tanto ghiotto jamòn serrano. Sono stati quattro giorni belli e fuori dal mondo. Imma ci fa ridere con l’imitazione del bambino col sandwich e scoppiamo in una giostra d’abbracci. Ci ha promesso di disegnare gli anelli di fidanzamento, e sono felice di avere una persona così importante nella mia vita. Stanotte prendo l’aereo che mi porta incontro al domani, a Milano forse, ma comunque verso il futuro che già lo so sarà bellissimo.


Il Gran Kan e Marco Polo stanno parlando delle città che appartengono all'immenso impero di Kubilai. Il Gran Kan: "Tutto è inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente". E Polo:" L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". (Italo Calvino - Le città invisibili)




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7 ottobre 2008


Don't go wasting your emotion

È sensazionale, mi licenzio. Basta musi lunghi, capo isterico, sfruttamenti, cattiverie, sottopagamenti, precariato sicuro. Contro il volere di parenti e amici, me ne sto a casa a sfregare la sfera di cristallo per sbirciare che volto avrà il futuro: rifletto sui cambiamenti che dovrò portare nella mia vita per essere più felice, diventare un creativo con i controcoglioni e toccare l’universo con un dito. Impazzito come una Courtney Love mi arrovello puntando il dito in geografie sempre diverse, finchè le idee si fanno di volta in volta più chiare.




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29 agosto 2008


Bye bye miss american pie

American Airlines
San Diego 6:25 AM
Chicago Ohare 12:35 PM




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23 agosto 2008


I wish they all could be California girls

UNITED 7578
Depart: NewYork City JFK 2:21 PM
Arrive: Washington Dulles 3:52 PM

UNITED 969

Depart: Washington Dulles 6:22 PM
Arrive: SanDiego 8:43 PM




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15 agosto 2008


I wanna wake up in a city that doesnt sleep

Start spreading the news, I'm leaving today, I wanna be a part of it: New York New York! Abbiamo affittato l'appartamento di una fotografa ebrea all'85 sull'Ottava Avenue, arredato nel tipico stile Living, e siccome io russo dovrò dormire confinato nella camera dei bambini. Scendiamo nelle strade tra il MeatPacking ed l'East Village, e inizia una carambola di emozioni urbane che mi fanno girare tutta Manhattan alla ricerca dei posti che i miei occhi conoscono già così bene dai film: Liberty Island, Brooklyn Bridge, MoMa, Guggenheim, Metropolitan, PS1 nel Queens, 5th Avenue, Central Park, Stonewall Inn, Times Square, Empire State Building, le rovine del World Trade Center e tutto il memoriale che ne è rimasto, Maritime Hotel, Chrysler, Fondazione Trump, Madison Square, Grand Central Station, Park Avenue e ancora infiniti angoli che ti fanno guardare questa Grande Mela e dire "Io mi sono innamorato di questa città".




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9 agosto 2008


Jet lag

British Airways 2559
Depart: Bologna 7:25 AM
Arrive: London Gatwick 8:45 AM

British Airways 209
Depart: London Heathrow 1:40 PM

Arrive: Miami International 5:45 PM


Quando atterriamo, dopo lo sgradevole incontro con gli agenti dell'immigration, ci immergiamo nella calde strade costeggiate da palme e sudamericane. Ho superato il triangolo delle Bermuda, nello stomaco ancora i noodles cocco e menta del mitico Wagamama di Heathrow, e mentre mi specchio nelle acque della Miami Beach capisco che devo dormire al più presto per riprendermi dalla botta del fusorario (zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz). "If you call NOW they answer NOW" mi ammonisce la televisione del salotto svegliandomi: un consiglio prezioso su come fare accadere le cose che terrò molto a cuore nei prossimi giorni. Giorni in cui devo capire che farò, in cui avrò bisogno di tanto aiuto dall'Alto, di guide amiche che mi stiano vicine. Ma non sono pensieri preoccupati i miei, che cammino a piedi nudi sulla sabbia delle spiaggie tra la Lincoln Ave e la Ocean Drive di South Beach e mi godo la skyline direttamente dallo sdraio sull'oceano.


Un transatlantico di carta ti regalerò quando dovrai partire / e un capitano con le mani lo navigherà da questo a un altro mare / Un transatlantico di carta ti regalerò e un aeroplano a vela / ed un pilota con gli occhiali lo piloterà da questo a un altro cielo / E un canarino canterino addomesticherò per le giornate scure / di quando il mare e il cielo dicono di no e non si può tornare




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28 luglio 2008


Desperately seeking Susan

Non ha avuto lieto fine la storia d'amore del webdesigner newyorkese innamorato a prima vista d’una ragazza australiana incrociata sulla metro: con un appello su un sito internet, nel giro di 48 ore era riuscito davvero a risalire a Camille, e in una città di 8 milioni di abitanti può sembrare un segno del destino. Oggi il ragazzo ha dichiarato al Sunday Telegraph che si sono lasciati perché proprio non funzionava, nonostante l'inizio romanzesco della loro relazione. E proprio oggi rincontro Ali all’HanaBi per il concerto degli I’m from Barcelona: anche per noi non ha funzionato la storia che iniziò ad una festa anni ’90 (indossavo fieramente la maglietta di Beverly Hills 90210) e che mi faceva telefonare dall’Irlanda la scorsa estate. Così chiacchieriamo un po’ con l'intesa che hanno due vecchi compagni di viaggio, rubo una sigaretta dalle sue labbra come facevo ai tempi, mentre palloncini colarati scendono dal cielo ed il cantante si tuffa sul pubblico con un canotto. Stanno arrivando le ferie, Katrin e con loro la mia estate: beghe e storie storte degli ultimi mesi sono sempre più lontane, finalmente ho preso un po’ di colore e già trovo sabbia dappertutto, che è come dire "sono felice".

I'm gonna sing this song with all of my friends and we're I'm from Barcelona / Love is a feeling that we don't understand but we're gonna give it to ya / We'll aim for the stars, we'll aim for your heart when the night comes /And we'll bring you love, you'll be one of us when the night comes..




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18 luglio 2008


Cigarettes, I'll get a pack

Serata conclusiva del Festival dei Teatri, ero veramente elettrizzato cazzo e non sapevo ma sentivo tutti i presagi astrali in movimento. Stavo appiccicando adesivi sulle magliette dei presenti quando incontro uno sguardo da ospite non invitato, un po' come il mio. C'è stato un sincero magnetismo, che ancora razionalmente non so spiegarmi perché credo solo a ciò che sento; forse è perchè Clem mi assomiglia molto, perché mi ha davvero ispirato. Ci sono state sigarette fumate d'un colpo, nel poco tempo che avevo, sulla spiaggia dell'HanaBi e poi a Gabicce, seduti di notte sul dondolo di un albergo. Come sostiene Christiane Northrup "L'unico modo per liberarti di un sentimento scomodo è amare te stesso per quel sentimento". Parole lente che mi entrano dentro, che mi raccontano pezzi della sua vita fino al salto che, lui dice, è stato come rinascere. Avrei voluto che queste sigarette durassero molto più a lungo, ma quest'apparente sfortuna mi ha fatto capire meglio cosa voglio: gustare con calma i piaceri che verranno. Non farò lo sbaglio di inghiottirli in un solo boccone, spinto dal troppo entusiasmo. Grazie per avermi fatto capire che devo lasciare ancora una volta la strada sicura per inseguire il mio sogno. E i miei ricordi del futuro fanno già kitesurfing sulle onde della San Diego bay.

Se fossi qui con me questa sera, sarei felice e tu lo sai, starebbe meglio anche la luna, ora più piccola che mai, farei anche a meno della nostalgia, che da lontano, torna a portarmi via...




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1 luglio 2008


Can you read my mind?

Benvenuti nella seconda metà del 2008, è ora di controllare tutti i progressi del cammino. Ho già cominciato a rinnovare le fondamenta del mondo, e voglio abbandonare definitivamente il mio atteggiamento da dilettante lottando per i miei ideali, dimostrando più vigore e flessibilità di quanto non abbia fatto finora. Ormai ho le idee chiare su come diventare più professionale, e prenderò provvedimenti drastici in questo senso, cominciando da subito quest'impresa grandiosa, perché so che il destino mi è estremamente favorevole. Il guerriero che è in me sa che posso sempre fare qualcosa di più per aspirare ad un livello più alto di eccellenza. Allargherò la mia visione del mondo visitando luoghi esotici, passando molto tempo con persone dalla mente aperta e innamorate della vita ed esponendomi a idee affascinanti che suscitano riflessioni profonde, e come un pioniere che muore dalla voglia di esplorare l'ignoto, scoprirò punti di vista mozzafiato sul quadro generale. Voglio liberarmi di tutte le inibizioni che non hanno uno scopo costruttivo, dichiarare l’indipendenza dai dettagli banali e continuare ad esplorare le frontiere della passione, a scoprire forme di coscienza alternative abbandonandomi a slanci lirici. Sto cercando di trarre il massimo profitto dalle esperienze in grado di cambiare la vita, senza farmi spaventare dai rischi emotivi che comportano, sfruttare un naturale talento ribelle. Sono diventato più bravo a sfruttare le doti creative rispetto al passato, la mia capacità di esprimermi sta raggiungendo livelli di vivacità e originalità senza precedenti. So bene che c’è chi ha un'immagine distorta di me e nutre poche aspettative nei miei confronti, e mi circondo di chi, invece, vuole il meglio per me e vede quello che sono veramente. E so che c'è una meta più importante delle altre. Se riuscirò a raggiungerla, la mia vita cambierà per sempre. Assumo allora, con più determinazione, la piena responsabilità della mia felicità. Come potrò riuscirci? Analizzando nei minimi dettagli tutte le cose di cui ho bisogno per essere felice e assicurandomi che succedano sempre, imparando ad essere un pianificatore visionario senza perdere un briciolo d’ispirata spontaneità, assecondando la mia fame di nuove idee, punti di vista diversi e avventure insolite. In questo processo di risveglio mi sono accorto che certi frammenti della mia vita, che per molto tempo ho ritenuto inconciliabili, sembrano aver trovato un terreno comune, e potrebbero perfino raggiungere una sinergia meravigliosa, un bisogno primordiale di fusione. Eccomi pronto ad accettare più inviti, più sfide e più tentazioni che mai. Tra sei mesi, guardandomi indietro potrò dire: "Non ho mai faticato tanto per essere libero. Prima ci riuscivo facilmente, ma quest'anno ho dovuto trovare nuove strategie per ritagliarmi lo spazio necessario a vivere come voglio. Sono contento di aver affrontato questa sfida. Quest'anno sono stato un genio dell'emancipazione, un artista del vivere la vita. Ho affrontato molte cose come se lavorassi a un capolavoro. Il mio sesto senso mi diceva quando tacere e quando parlare, quando tirarmi indietro e quando farmi avanti, quando ricaricarmi e quando maturare. Mi sono sforzato fino a raggiungere l'apice, e poi sono passato all'avventura successiva”. Eccomi con un atteggiamento elegante e leggero verso la vita.




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24 maggio 2008


People come into your life for a reason, a season or a lifetime

Il giorno del funerale c’è un gran sole, e come in una commedia Felliniana c’è questa piazzetta romagnola che si riempie di vecchietti e occhiali scuri, fazzoletti di carta e ventagli. Pasquale e Carlo accompagnano la madre all’altare, e vedere il mio amico soffrire e non cedere mi stringe un po’ la gola, vorrei correre a dirgli guarda che adesso puoi piangere stronzo. Di sicuro non posso capire come stai in questo momento ma vorrei raccontarti una cosa un giorno. Era una domenica d’estate e stavo passando a prenderti per andare al mare, aspettavo sotto casa con tuo padre che sbucciava dei frutti per la sua produzione di grappe aromatizzate. Mentre ti attardi a prendere le tue cose (tipically Pasquale), io ironizzo con lui che mi doveva un favore, dato che lo liberavo della tua presenza per tutto il pomeriggio. Allora tuo padre se la ride con me, e un sorriso enorme gli illumina lo sguardo da talpa dietro gli occhialoni: “Pasquale è un bravo ragazzo” dice, e nella sua voce c’è tutto l'affetto che prova. Tuo padre era completamente orgoglioso di te. Devo proprio ricordarmi di dirtelo.

When you know which one it is, you will know what to do for that person.
When someone is in your life for a reason, it is usually to meet a need you have expressed. They have come to assist you through a difficulty, to provide you with guidance and support, to aid you physically, emotionally or spiritually. They may seem like a godsend and they are. They are there for the reason you need them to be. Then, without any wrongdoing on your part or at an inconvenient time, this person will say or do something to bring the relationship to an end. Sometimes they die. Sometimes they walk away. Sometimes they act up and force you to take a stand. What we must realize is that our need has been met, our desire fulfilled, their work is done. The prayer you sent up has been answered and now it is time to move on.
Some people come into your life for a season, because your turn has come to share, grow or learn. They bring you an experience of peace or make you laugh. They may teach you something you have never done. They usually give you an unbelievable amount of joy. Believe it, it is real. But only for a season.
Lifetime relationships teach you lifetime lessons, hings you must build upon in order to have a solid emotional foundation. Your job is to accept the lesson, love the person and put what you have learned to use in all other relationships and areas of your life. It is said that love is blind but friendship is clairvoyant.
Thank you for being a part of my life, whether you were a reason, a season or a lifetime.




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10 maggio 2008


Great DJ

Organi umani e anatomie appese al soffitto, fialette servite al bar tra microscopi e insetti in barattolo, scintille elettriche in una sfera e palle strobo: la nostra serata “biology” inizia con Daniel in consolle e tutti già aliticci per l’aperitivo sul terrazzo del Velvet. Davide, Zywah, Ali e Fè passano le nostre canzoni, e di questa notte incredibile ricorderò che sono venuti proprio tutti, come testimoniano le foto in bianco e nero del polistirolo che cade incessantemente sulla gente che danza, mentre per sempre giovani balliamo indie ed elettronica. Imagine all the girls ah ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah and the boys, ah ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah and the strings, eee, eee, eee, eee, eee, eee, eee, eee and the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums, the drums..

www.electrocowboys.org




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7 maggio 2008


New horizons

Il segreto degli aquiloni insegna che più forte è il vento e più in alto si vola. E in questi giorni il vento si è infiltrato nelle mie idee come quando entra dalla finestra e scombina le carte della scrivania. Perché Debbi è entrata nella mia vita come una magica medicina. Perché una rockstar newyorkese dopo il concerto mi ha scritto sul cd "Zeroboy sweet one" e mi ha baciato. Perché ho rivisto un'amica con cui non parlavo da due anni. Perchè ho aiutato un signore e mi ha regalato una cosa preziosa. Perché ho parlato con persone così lontane dalla mia vita e mi sono sentito ascoltato. Perché gestisco l'art direction di un privee in un club di Rimini. Perché ho passato una notte a parlare con il mare e gli ho cantato alcune canzoni, e tirando un sasso verso il suo buio infinito ho urlato che il mio viaggio possa non finire.




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29 marzo 2008


If I had the money

Mi hanno detto no all'aumento e così scoppiano i miei progetti come piccole bolle di sapone: no nuova casa, no cazzi e mazzi. Ho compiuto 28 anni, è arrivata la primavera ma fa freddo, c'è la luna piena. E mi chiedo se davvero voglio passare il resto della mia vita ad inventare pubblicità in questa agenzia, oppure se questo sangue marinaio non mi farà presto impazzire.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Martha Medeiros




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5 marzo 2008


Yes I can

Tiro l'ultima boccata e anche alla fine di questa sigaretta non trovo la risposta che cercavo. Sono stato a Francoforte a casa di Stefanie, e ho passato le giornate nell'incredibile spettacolo dei castelli che si specchiano sopra i grattecieli di questa piccola new york germanica. Sono andato in discoteca e poi ho preso il taxi con Cesa, abbiamo fatto sesso nel suo albergo e, prima di lasciarmi il numero di telefono, mi sommerge con i suoi problemi esistenziali, perchè tutti i suoi sogni si sono avverati e adesso non ne ha più; mi chiedo: mi succederà mai? mi è già successo? e intanto mi addormento un po'. Nel breve un tornado raggiunge la città sul Meno e gli alberi cominciano a crollare sulle auto insosta. Scappiamo, Katrin mi da un passaggio fino a Bonn, ci infiliamo in questo locale indiano di suoi amici del gruppo di arrampicata e del gruppo di corsa e dell'università e in breve saluto tutti e mi metto in fila per le cucine, dove ognuno può prendere un piatto di riso speziato rigorosamente veggie. Prima di partire mi fa ascoltare questo cd di un gruppo berlinese che si chiama "E la luna" che canta in italiano (davvero una figata), lo aggiungo alla mia playlist prima di sparire nella notte e nella neve. All'ombra dell'imponente duomo di Colonia prendo l'autobus verso l'aeroporto, ma a causa della tempesta arrivo con sei ore di ritardo e perdo il volo. Non mi perdo d'animo e cambio il biglietto, arrivo a Pisa. Scopro solo il giorno dopo che a Monaco un aereo aveva rischiato un incidente, e vedendone le immagini mi sento anch'io proprio così: appena pochi secondi prima dello schianto, capisco che è il caso di riprendere quota e volare, per atterrare altrove. Intanto, sul treno che mi riporta verso la bella romagna, vengo importunato ben due volte e registro altri due numeri di cellulare che forse non chiamerò, o forse si per cercare di confondere ancora il sesso con l'amore. Me la rido però, perché non sapevo che bastasse camminare sui carboni ardenti per diventare così magnetico. Intanto arrivo a casa dei miei con dodici ore di ritardo, li riabbraccio stretti, e dopo una notte di sonno torno in ufficio per affrontare il benedetto discorso con il mio capo, che mi dice che forse non dovrei restare qui a inventare pubblicità, ma dovrei trasferirmi negli Usa o a Londra o dove cazzo mi pare, che sarei più felice secondo lui. La cosa mi da molto da pensare e così arrivo in palestra dove sudo tutta la maglietta nella ricerca della risposta che cercavo.




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25 febbraio 2008


The Firewalk

Oggi ho camminato sul fuoco: carboni ardenti a duemila gradi farenite sotto i miei piedi nudi. È un'esperienza che non pensavo avrei mai fatto, ma sono venuto fino a Londra proprio per combattere le mie paure, e questo gesto cosÍ simbolico mi porta già avanti, nella direzione verso cui voglio spingere la mia vita. Oggi ho abbracciato tante persone sconosciute, ci siamo fatti massaggi e scambiati pensieri importanti. Una ragazza di colore mi confida di temere il colore della sua pelle, Raz  piange mentre meditiamo, Matteo mi racconta delle sue difficoltà, una ragazza danese mi confida il suo sogno di essere wild and crazy e ancora tante altre persone sfiorano la mia vita in un attimo. Mi ritrovo con Deborah a parlare di cuore, e l'energia che già sto sprigionando mi fa quasi paura: vado a ballare a Soho e in dodici si fanno avanti per conoscere un pazzo italiano che dance his ass off in mezzo alla folla. Da questa sera ho deciso di amare me stesso, e di mettere in pratica il fatto che non c'è bisogno di nessuna scusa per essere fottutamente felice.





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20 febbraio 2008


The more you scratch the more you itch

Scappo dall'ufficio e corro a preparare la valigia, porto con me il presagio che questo viaggio mi cambierà la vita. Atterro a Gatwick e prendo la metro fino a Charing Cross, poi a piedi fino alla Student House di Great Portland Street. Passeggiando davanti alla vetrina del piccolo ristorante ricordo una cena alle cinque di notte con Barry, che mi insegnava che "non sei mai stato a Soho se non hai mangiato una notte al Balans cafè"; penso che vorrei rivederlo prima o poi, e non so se oggi sia vivo o morto ma spero abbia trovato un po' di pace, se non la felicità. Quando incontro Jani ci nel Pret a Manger di Leicester Square ci abbracciamo forte tra i clienti in fila per il caffè latte, emozioni che affiorano libere: ha perso ancora peso, è sempre più sexy soprattutto quando sorride e vorrei farci l'amore. Invece ci immergiamo nel lungo Tamigi fino a Waterloo Station e oltre, ricordando, ridendo, accusandoci e poi baciandoci piano tra il rumore dei turisti e dell'acqua che scorre sotto il London Eye. Quando divorzia ci sposeremo, dico io, e ci piace ascoltarci metre lo diciamo, anche se magari non succederà. Passo la serata al Bar con Sam & Graeme, conosco un gruppo di Norvegesi e incontro perfino un amico di Bologna, poi so che devo preparmi per il grande giorno che verrà. Ascolto la mia playlist sempre così giusta e penso che forse un giorno saremo veramente insieme Jani, e ogni sera continuo a sperare che ovunque ti trovi, tu stia sorridendo con quegli occhi così neri neri.

Together, only hope can be away, Let me hear you say: One day, we’ll be together, We’ll never be apart, One heart, one mind yeah, One day we’ll be together, Remeber this old world is yours and mine - (Bob Sinclair)




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7 gennaio 2008


Stronger

Non so se avete presente uno di quei pentolini in metallo laccato rosso con fantasie tipo anni ottanta, cuori o altro; comunque accendo il fornello per scaldare il latte mentre i marlene kunz entrano piano nel silenzio della cucina. Buffo, Andie ha ripreso l’aereo per Oslo nello stesso giorno in cui lo presi io allora; un appuntamento che avevamo aspettato quattro anni da quella primavera norvegese in cui mi disse, in un’altra cucina, “i think I am falling in love with you”. E adesso che non c’è più e il mio letto è tornato mio, tiro un sospiro di sollievo per aver messo fine al dubbio, come in quel racconto scritto a Barcellona dove mi immaginavo samurai per uccidere passato e amanti. Mi ha lasciato con gli occhi lucidi, con l’accusa per aver baciato Virginia a capodanno davanti ai suoi occhi, con in mano una lettera che ho aperto poi in sosta sulla tangenziale e vorrei rispondere, se deciderà di lggermi: Min kjære, det er veldig vanskelig å svære til brevet din. Desverre det var sammen dårlig og død søt med deg, men men. Du kjenner at jeg kan ikke føler den sammen som du for meg.. Guido verso l’ufficio e come in una magica Gotham City le cicogne si posano sui lampioni contro la luce fredda del mattino, mentre la mia figura nello specchietto retrovisore continua a fare quelle strane domande sul cuore.

Ariete
Ti invito a passare il 2008 trasformando tutte le tue idee abbastanza buone ma non del tutto sviluppate in pochi concetti brillanti e ben formulati. Anzi, dato che ci sei, sciogli le tue centinaia di desideri insulsi e fondili in tre desideri trascinanti. Questo è l'anno dello Scopo preciso, Ariete, noto anche come l'anno della Focalizzazione laser e della Chiarezza intensa. Preparati psicologicamente a una grande campagna per eliminare il superfluo e per far emergere l'essenza.




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27 dicembre 2007


It's a dark road and a dark way that leads to my house and the word says that you're never gonna find me there (I’ve got an open door, it didn't get there by itself)

Perdo primo e secondo treno, finalmente becco un intercity a tardo pomeriggio: Termini, a Roma c’è il sole, Metro A fino a Cinecittà e ceno con mia zia e maritastro, poi taxi fino in disco dove resto fino all’alba. Raccolgo la borsa e ancora sul treno fino a Napoli, fino al bus per la Costiera dove ritrovo la maestrina ninfo che mi tocca ripetutamente il pacco. Ma non c’è tempo per i sentimentalismi che la vettura s’incastra sotto un ponte, bussa a destra e anche a sinistra finché i caramba ci fermano contromano e scrivendo il verbale scoprono che l’autista non ha la patente, lo portano in caserma (l’epopea segnata da terrore e risate passerà alla storia come “vedi Napoli e poi muori”). Dopo quasi quattro ore raggiungiamo l’albergo e saluto tante facce conosciute in Irlanda, finalmente ritrovo Laura e ci abbracciamo che sembra come ci fossimo salutati il giorno prima. Magiamo pesce al tavolo con la maestrina, la profe roscia e l’infermiera depressa ma mi sposto continuamente a chiacchierare con gli altri, vino bianco in circolazione. In seconda serata ci perdiamo a bere crema alcolica di melone nei locali del paesello che si perde nella sabbia e poi nel mare, dopo una passeggiata fino alla chiesetta antica ritorniamo all’albergo e parlando si fa tardissimo, resto solo ad ascoltare il rumore forte delle onde e la luce magica della luna sulla baia, mi addormento sulla terrazza con addosso una coperta. La mattina partiamo per Amalfi, acquistiamo ceramiche di Vietri e dopo troppe parole mi tolgo tutto e mi tuffo nel mare del sud che è un grande figata anche a fine ottobre. Ci salutiamo tutti fino a primavera e torno a Napoli, cerco posto in un ostello vicino al Mastio Angioino dove l’uso dell’ascensore costa 5cent e mentre cammino una signora anziana mi sputa sulla spalla, la città è un enorme casino di macchine scassate e motorini a tre persone sui marciapiedi, autobus dove nessuno fa il biglietto, mille lingue che si scontrano per le vie (un lecito dubbio: ma a Crotone parlano italiano?), sfogliatelle e caffè con la crema che bevo a ripetizione; quello che mi pare dei napoletani è che non ascoltino ma rispondano alle domande quello che gli passa per la capa e punto. Faccio una passeggiata notturna nelle piazze del centro, rischio di essere investito ogni volta che attraverso la strada (grida e clacson), poi nonostante i consigli di tutti m’addentro appena all’ingresso degli inferni napoletani tra scippatori, spacciatori e prostitute transessuali (“venti boca, scinquanta l’amori!”). Resto un paio d’ore in un locale sleazy e ho più che l’impressione che tutti gli occhi siano su di me. Dopo un po’ di imbarazzo conosco una bellezza salernitana come l’avevo desiderata: occhi e capelli d’ebano, pelle scurissima e un sapore quasi mediorientale, un menage che consumiamo con foga in un angolo nascosti dalle ombre, famelici e appassionati (“solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica”). Nella notte un americano si infila per sbaglio nel mio letto e viene calciato via, la mattina arriva rapida, e ripresa la borsa salgo su un vagone con una cinese che mi arrapa, una vecchia che è in treno per la prima volta nella sua vita ma puzza da morire, un barbone che vende cianfrusaglie (“ce lo date un aiutino a Gennarino signora bbella? Abbiamo anche l’orologio per i bambini della uolt disnei!”) e quando vedo apparire dai finestrini l’antico acquedotto decido di fare ancora tappa a Roma. Dormo con mia cugina e la mattina facciamo un giro per i mercatini di san Giovanni, poi torno a Bologna e mi ritrovo all’Estragon con Paki, Mattia, Andrea & Fabrizia, e altri amici. All’improvviso rincontro i dolci occhi di Robi; dopo un anno passato a girarci intorno, le sue parole mi vengono impreviste e dritte contro la faccia, e ci ritroviamo nel letto dello studentato a fare l’amore bizzarro e non protetto (stupido me). La mattina mi rivesto e torno a casa, ma leggo sul suo viso che questa concessione apre una ferita nel suo cuore che ancora non riesce a curare, mi allontana subito da se. Che strano, rincasando ricordo la scritta sul marciapiede di piazza Garibaldi su cui ero passato che dice “ed io non lo so”: in effetti per quanto puoi bussare alla porta di una persona, nei rapporti c’è sempre molto di incompreso, lo scrivo in un messaggio e spero davvero che prima o poi mi richiami davvero, perché so che non è finita così. A questo punto non mi resta che andare a Milano, dove passo un weekend con il rugbysta e la sua donna, ceniamo nella piccola cucina mentre i suoi genitori in stretto accento palermitano mi raccontano le barzellette, poi tutti a fumare gangia al Leoncavallo. Torno in Romagna a sbrigare alcune faccende lavorative e di nuovo a Milano, passo il weekend con Dave e appena chiude il locale ci raggiunge Jo, andiamo a ballare l’indie in un bel locale del centro dove in barba ai decreti ci danno da bere anche dopo le due. Da un megaschermo della stazione Albano Carrisi canta ossessivamente “Quando il sole tornerà”. Ed io, tornato a casa, cedo alle lusinghe e comincio a vedermi con A (33 anni) che dopo tre giorni mi dice di essere in preda a crisi esistenziali (“cosa farò nella vita?” / “potresti lavorare in uno dei tre ristoranti di tuo padre” risponderei io) quindi lasciamo perdere, poi vengo invitato al compleanno di C (sulla trentina), che mi fa una corte ironica e spietata, ma che stavolta me lo tiro troppo e infatti sparisce dopo poco. La mia fiducia nelle relazioni vacilla, ne parlo anche un poco con Paki, e ho capito solo che non c’è differenza tra storie e sentimenti, ma delle settimane seguenti resta solo qualche divertente scopata (“e non c’è sesso e non c’amore, né tenerezza nel mio cuore”). In questo lungo viaggiare mi ero dimenticato di portare la voglia di non tornare più, intanto è metà novembre e ad una cena a Forlì conosco Virginia che anche se non mi attrae fisicamente mi regala un sorriso che accende la voglia di vivere. In questi giorni di tardo autunno c’è qualche compleanno, cene con gli amici, le vecchie compagnie e il gruppo del liceo, qualche discoteca e un Risiko, Lidia che sta male e poi si riprende lentamente (le chiedo se ha ritrovato la mia fiducia, che a volte non riesco a ritrovare dove l’avevo messa, e ipotizziamo fughe in Brazil), mi rubano il portafogli, papà in ospedale che non sta tanto bene al cuore, mio nipote spacca tutto perché ha troppi giocattoli del cazzo, io trovo il lavoro più bello del mondo e comincio a passare le nottate in ufficio a inventare storie e parole, pagato, con un capo che non ha nulla da invidiare a Miranda Prisley e colleghi competitivi ma piacevoli. Alle cene per le feste, alla messa di natale con i vari amici, mi sento più sereno, non tanto per i bicchieri di vino e di passito, ma perché sta arrivando il futuro che sono sicuro che porterà con se tante cose buone: no, non mi stanco ancora, la vita non mi ha disilluso.

Parlami dell'universo, di un codice stellare che morire non può, di anime in continuo mutamento e abbracci nucleari estesi nell'immensità, dove tu mi stai aspettando adesso.. dentro una vertigine che danza e ci porta al di là del tempo, sino a ritornare sulle labbra, l'incanto è lo stesso perchè niente è cambiato anche se tutto è diverso. Cantami dell'universo, di un codice stellare che mentire non può, cadono nel vuoto in un momento miliardi di segnali che accendono l'immensità dove tu lo sai che poi mi perdo.. dentro a una vertigine che danza e ci porta al di là del tempo, fino a ritornare sulle labbra, l'incanto è lo stesso perchè niente è cambiato anche se tutto è diverso.. (Cristina Donà - Universo)




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